Pirolisi e pirogassificazione delle biomasse

Oggi vorrei parlarvi di pirolisi e pirogassificazione .

Due processi termochimici che stanno tornando in auge recentemente, visti gli andamenti climatici e geopolitici dell’ultimo periodo.

Per chi non mi conosce, mi chiamo Gabriele Casetta, mi piace definirmi imprenditore digitale, nello specifico mi occupo di progettazione e consulenza.

Sono una persona molto curiosa, e mi sono imbattuto nella pirolisi un paio di anni fa, ho iniziato ad appassionarmi cercando sul web tutte le informazioni possibili, ma all’epoca non si trovava molto online, questo mi ha dato la possibilità di sperimentare parecchio, imparando anche dai miei errori, se anche tu sei interessato all’argomento e stai cercando informazioni in merito, ti invito a proseguire con la lettura, cercherò di spiegarti in modo semplice come funziona e quali applicazioni può avere.

La nascita dei processi

Questi processi non sono recenti, si utilizzavano già un centinaio di anni fa per la produzione del carbone e del metanolo partendo dal legno, vengono utilizzati tuttora su alcuni impianti di smaltimento dei rifiuti urbani e su grossi impianti di cogenerazione.

Come dicevo sopra stanno tornando in auge in epoca recente, visto gli ultimi avvenimenti in ambito climatico e geopolitico, per trovare alternative meno impattanti ai combustibili fossili e per sopperire alla mancanza di risorse dovute al conflitto in Ucraina.

Ma spieghiamo di cosa stiamo parlando.

 

La pirolisi

La pirolisi è un processo termochimico di decomposizione, che si ottiene applicando calore ad una massa in completa assenza di ossigeno o altri agenti ossidanti, in queste condizioni il materiale subisce una scissione dei legami chimici, scomponendosi in molecole più semplici.

La temperatura di pirolisi varia in base al materiale da processare, e generalmente sono temperature superiori ai 250° C ,  la biomassa va quindi riscaldata, e molto spesso viene fatto utilizzando resistenze elettriche, o un flusso caldo di un gas inerte (ad esempio l’azoto), richiedendo un consistente consumo di energia.

Se ci fosse ossigeno in questo processo, invece della pirolisi si avrebbe una combustione che genererebbe calore e composti gassosi ossidati, pertanto tutta la fase del processo va effettuata in totale assenza di ossigeno.

Se invece di avere ossigeno in quantità atmosferica, ne controlliamo l’apporto inserendone una percentuale nota, in questo caso si può ottenere una pirogassificazione.

La pirogassificazione

La pirogassificazione appunto, rispetto alla pirolisi è un processo che utilizza piccole percentuali di ossigeno, realizzando una parziale combustione, su questo principio ho realizzato un prototipo di caldaia, ma ne parleremo in un altro articolo.
La pirogassificazione quindi oltre a generare composti più semplici partendo da una biomassa, genera anche calore invece di richiederlo da fonti esterne, è quindi un processo molto più efficiente dal punto di vista energetico, con notevoli vantaggi se utilizzato su impianti di cogenerazione.
 Questi due processi vengono utilizzati a livello industriale principalmente su grandi impianti di produzione Syngas o per il trattamento dei rifiuti urbani, ma nel mio caso vorrei parlarvi delle applicazioni inerenti l’utilizzo o il processo di biomasse.
 

Cosa sono le biomasse

Con il termine biomassa si intende qualsiasi sostanza di matrice organica, animale o vegetale che non ha subito alcun processo di fossilizzazione, e da cui è possibile ricavare energia.

Secondo il decreto del Ministero delle politiche agricole e forestali n.401art.1 comma 3 definisce biomasse:

  • la legna da ardere
  • i residui lignocellulosi
  • i sottoprodotti di coltivazioni agricole e di trasformazione agro-alimentare.
  • le colture agricole e forestali dedicate
  • i liquami e reflui zootecnici

Possiamo dividere le biomasse in tre tipologie principali:

Biomasse vegetali

Le biomasse di origine vegetale sono le più utilizzate per il processo di pirolisi e pirogassificazione, in questa categoria oltre al legno vi sono gli scarti di attività agricole e forestali , di giardinaggio e trasformazione di prodotti agricoli, e vi sono anche coltivazioni appositamente utilizzate a questo scopo
Alcuni esempi sono: legno, torsoli, noccioli, gusci, bucce di frutta e verdura, sfalci di erba, scarti di potatura, vinacce,  ecc.

Biomasse animali

Si tratta dei prodotti derivanti dall’allevamento di animali, la tipologia utilizzata maggiormente è il letame, ma rientrano anche le carcasse animali.
questa tipologia non viene utilizzata per la pirolisi, ma si presta molto meglio nella produzione di gas tramite biodigestione, se vi interessa approfondire ne parlo in questo articolo.

Biomasse microbiche

Le biomasse microbiche sono le biomasse derivanti dalle colture di microrganismi,
in questi processi Biotecnologici, vengono sfruttati alcuni microorganismi appositamente selezionati per lo scopo, con applicazioni in molti campi ad esempio:
  •  produzione di alimenti alternativi ad alto contenuto di proteine e vitamine per l’alimentazine umana
  • starter per industria enologica di produzione bevande alcoliche, per l’industria del pane e dei prodotti da forno o per la produzione dei derivati del latte
  • colture selezionate per contrastare l’inquinamento
  • colture insetticide
 
Possono essere questi alghe, batteri, lieviti o muffe
Queste biomasse non hanno particolare utilizzo nei processi pirolitici.
 

Cosa si ottiene dalla pirolisi delle biomasse vegetali

Nella decomposizione delle biomasse vegetali, i prodotti che ne derivano sono principalmente di tre tipi:
 
  • Solidi: Carbone vegetale (Carbon black o char) 20-30% (in peso)
 -Frazione solida contenente residui a più alto peso molecolare, furani derivati e composti fenolici;
  • Liquidi: Olio combustibile (Pyro oil), 40-60 %
Una frazione liquida oleosa contenente acqua e composti organici a basso peso molecolare come :
alcoli, aldeidi, acidi e chetoni
  • Gassosi: Gas 5-10%
 

Frazione gassosa a medio potere calorifico contenente CO, CO2, idrocarburi (CH4, C2H4, C3H6), H2O, H2;

Queste tre frazioni sono presenti come risultato del processo di pirolisi, ma è possibile incrementare la resa di una di esse rispetto alle altre variando opportunamente le condizioni del processo come:

   – la temperatura finale di reazione

   – la velocità di riscaldamento della biomassa

   – il tempo di permanenza del materiale alla temperatura di reazione

   – le dimensioni e la struttura fisica della biomassa da trattare

   – la presenza di specifici catalizzatori

     Vediamo come ognuno di essi modifica il risultato finale:

  • Temperatura finale di reazione
La temperatura di reazione incide sulla percentuale di formazione dei composti più leggeri come gas e composti liquidi leggeri, quando rimane nel range più basso, mentre salendo con la temperatura viene favorita la generazione dei composti più pesanti (char e liquidi pesanti)
  • Velocità di riscaldamento della biomassa
tramite il controllo della velocità di svolgimento del processo è possibile massimizzare la formazione delle frazioni più leggere (liquidi e gas) tramite la pirolisi veloce,  mentre con un processo più lento vengono favorite le formazioni dei composti più pesanti.
  • Presenza di speciali catalizzatori

In presenza di speciali catalizzatori è possibile gestire i composti gassosi tramite scomposizione catalitica per ottenere composti meno inquinanti (come nel caso del processo dei rifiuti domestici), o promuovere l’ottenimento selettivo di determinati prodotti (dall’idrogeno agli acidi carbossilici o alle aldeidi).

  • Dimensioni e la struttura fisica della biomassa

Dimensioni e struttura fisica della biomassa variano anche il comportamento della stessa a fronte del riscaldamento per il processo di pirolisi, ad esempio la legna in pezzatura grossa che sia intera o spaccata si comporterà in maniera diversa da una massa cippata o in pellets

A tal proposito ho un video molto interessante dove si vede in una caldaia il comportamento del legno a pezzatura intera, dove i gas che si stanno formando dal riscaldamento, sfogano la loro fuoriuscita lungo le fibre del legno e tra legno e corteccia;

Questo piccolo esperimento va però contestualizzato: avendo la portella aperta, il riscaldamento è particolarmente ridotto e non uniforme, inoltre avviene in presenza di ossigeno, in questo contesto quindi la formazione di gas è molto limitata anche se comunque visibile, inizialmente vi è una fase di essiccazione del legno, e fuoriescie principalmente vapore, via via che si alza la temperatura e scende il tasso di umidità inizia a formarsi gas, che inizialmente è miscelato a vapore acqueo, questa è la fase che si sta vedendo nel video, nonostante questo, in presenza di una fiamma si incendia.

Perdonate la bassa qualità del video che è stato girato con il cellulare.

 

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In questo contesto utilizzare legno intero, incide sul tasso di umidità, dato che ha un’essiccazione più lenta rispetto ad una pezzatura più piccola come può essere ad esempio il cippato o il pellet, ma bisogna dire che le pezzature piccole tenderanno ad assorbire maggiormente l’umidità se inserite in un ambiente particolarmente umido, ma il loro utilizzo dipende da come è progettata la caldaia.

Nel caso di una caldaia come quella del video sopra, il vantaggio di utilizzare trucioli, cippato o pellets, garantirebbe un maggior riempimento del volume disponibile, cosa non possibile con legno intero a causa degli spazi vuoti che si formano durante la fase di carico, oltre ai ponti e i vuoti che si vengono a creare nella fase di combustione che ne limitano il rendimento.

 A causa della formazione di spazi vuoti infatti, avviene la separazione della biomassa da pirolizzare dal letto di brace che dovrebbe innescare il processo di pirogassificazione, motivo per cui ho ridisegnato una nuova caldaia creando un sistema diverso e molto più efficiente.

Ho un paio di immagini della differenza tra una combustione classica ed una pirogassificazione che rendono molto bene l’idea dei motivi per cui sto sperimentando in questo ambito:

 Il camino in pirogassificazione da cui esce un fumo meno densno è quello di casa mia, mentre l’altro è di un vicino di casa

 

Direi che le immagini si commentano da sole,

Nel video qui sotto si nota la differenza della persistenza in atmosfera dei fumi derivanti da combustione classica contro quelli generati da pirolisi.

 

 

 

 

Fatemi sapere cosa ne pensate di questo articolo lasciando un commento, e  se avete domande o volete approfondire qualcosa, non esitate a contattarmi.

un saluto, ci vediamo al prossimo articolo!

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