I social network: la nuova droga

Oggi vorrei parlarvi dell’ effetto che hanno i social sulle persone e delle tecniche che vengono adottate per portarle ad utilizzarli sempre più a lungo, ed aumentare il tasso di ritorno sulle loro piattaforme.

Immagino che molti di voi siano stati particolarmente colpiti dall’immagine in evidenza, continuate la lettura del post, e fatemi sapere se è inappropriata.

Per chi non mi conosce, mi chiamo Gabriele Casetta, sono un imprenditore digitale e mi occupo di progettazione e consulenza.

Utilizzo i social per lavoro, e mi sto interessando al mondo del marketing, delle nuove tecnologie in questo ambito, e avendo tre figlie, mi preoccupano particolarmente i
risvolti che tutto questo sta avendo, soprattutto sui più giovani, ma non solo.

Vedendo quanto l’utilizzo degli smartphone sta prendendo piede su bambini sempre più piccoli, e su come loro si approcciano al mondo digitale, viene spontaneo preoccuparsi in merito, soprattutto notando quanto questo riesca ad influenzarli in modo negativo;

ma non sono solo i bambini ad avere subito gli effetti negativi dei social, perché anche gli adulti ne vengono influenzati in maniera sempre più pesante.

E si può notare anche dal fatto che su molti posti di lavoro è espressamente vietato l’utilizzo degli smartphone durante l’orario lavorativo, e in caso di emergenze la reperibilità è fornita tramite telefoni aziendali.

Ma a cosa è dovuto tutto questo?
Con l’avvento degli smartphone e dei social media si è aperto un nuovo mercato su cui andare a pubblicizzare la vendita di prodotti o servizi, dando vita ad un nuovo sistema di marketing mirato ad avere sempre più attenzione da parte degli utenti che sono costantemente connessi e bombardati da informazioni in ogni momento della giornata.
Questo spinge le grandi piattaforme social a cercare strategie sempre più evolute per mantenere alta l’attenzione degli utenti e creare un alto tasso di ritorno sulle proprie piattaforme.
Sicuramente avrete sentito parlare di “ALGORITMI” e di come vengano cambiati sempre più spesso.
Ecco la causa di tutto questo è proprio degli algoritmi.
 
Ma cosa centrano gli algoritmi e come possono creare dipendenza?
Per spiegare tutto questo dobbiamo partire dall’inizio: dallo studio del cervello umano e del suo funzionamento.
Fin dall’antichità si pensava che le emozioni scaturissero dal cuore, solo nel V secolo A.C. Alcmeone di Crotone dopo la scoperta dei nervi ottici iniziò a sostenere che era il cervello il luogo dove risiedevano pensieri e senzazioni.
Su questa scia ebbero inizio i primi studi riguardanti le neuroscenze, che proseguirono fino ai giorni nostri.
Ma la scoperta più importante in questo campo, è molto più recente, e risale al 1921, ovvero la scoperta dei neurotrasmettitori.
Infatti fino ai primi anni del XX secolo, gli scienziati ritenevano che la
comunicazione tra neuroni e tra i neuroni e le cellule di altro genere
avvenisse, esclusivamente attraverso sinapsi elettriche.

L’idea che potesse esistere un’altra modalità di comunicazione sorse
nel momento in cui alcuni ricercatori scoprirono il cosiddetto spazio
sinaptico.

A ipotizzare che lo spazio sinaptico potesse servire ai neuroni per
rilasciarvi dei messaggeri di tipo chimico fu il farmacologo tedesco Otto Loewi nell’anno 1921.

Attraverso i suoi esperimenti sulla regolazione nervosa dell’attività
cardiaca, Loewi si rese protagonista della scoperta del primo
neurotrasmettitore conosciuto: l’acetilcolina.

I neurotrasmettitori sono molti e ognuno ha le sue specifiche funzioni, noi però tratteremo nello specifico il colpevole dei nostri vizi ovvero la dopamina.

Cos’è la Dopamina?

La dopamina. Appartenente alla famiglia delle catecolamine, è un neurotrasmettitore che svolge numerose funzioni, sia a livello del sistema nervoso centrale, sia a livello del sistema nervoso periferico.
A livello del sistema nervoso centrale, la dopamina partecipa al controllo del movimento, la secrezione dell’ormone prolattina, il controllo delle capacità motorie, i meccanismi di ricompensa e piacere, il controllo delle capacità di attenzione, il meccanismo del sonno, il controllo del comportamento, il controllo di alcune funzioni cognitive,  il controllo dell’umore e, infine, i meccanismi alla base dell’apprendimento.
A livello del sistema nervoso periferico, invece, agisce come: vasodilatatore, stimolante dell’escrezione del sodio, fattore favorente la motilità intestinale, fattore che riduce l’attività linfocitaria e, per finire, fattore che riduce la secrezione di insulina.

Ed è proprio su questo neurotrasmettitore che si concentrano gli studi e gli aggiornamenti continui degli algoritmi.

La dopamina è uno dei principali motivi delle dipendenze, infatti nella maggior parte
dei modelli neurobiologici della dipendenza si presume che, siccome le
sostanze da abuso liberano dopamina e attivano il sistema della
ricompensa, la dipendenza sia dovuta a una modificazione delle reazioni cinetiche e all’aumento del rilascio di dopamina.

L’utilizzo eccessivo dei social allo stesso modo dell’abuso di droghe può creare una dipendenza a causa della gratificazione che l’utente ne trae navigando e scrollando le pagine ed i vari post.

Ok ma gli algoritmi cosa c’entrano?
Scusate se mi sono dilungato tanto ma ora arrivo al punto.

Gli algoritmi servono ad aumentare il tasso di interesse degli utenti, vengono studiati gli interessi delle persone in base al modo in cui utilizzano contenuti: tempo di permanenza, numero di visualizzazioni dello stesso contenuto, e visualizzazioni di contenuti simili, ed altri fattori che vengono matematicamente conteggiati in algoritmi sempre più elaborati che hanno il compito di proporre in maniera mirata contenuti che attirano maggiormanete l’attenzione, correggendo in continuazione la proposta di post o video che riescono letteralmente ad incollare le persone al telefono, e soprattutto le fanno ritornare sulle piattaforme per continuare ad avere quella gratificazione che ricevono guardando specifici contenuti.

Siete ancora convinti che l’immagine inizio del post sia esagerata?

Vi dirò di più, l’abuso dei social riesce addirittura a modificare il comportamento delle persone: vi è mai capitato di accedere ad Instagram o facebook o altri social senza nemmeno rendervene conto?

Magari dovevate cercare qualcosa online o aprire maps per cercare un luogo o altro, ma anzichè aprire l’app corretta vi ritrovate su un social e non sapete per quale motivo.

ecco la colpa è degli algoritmi!

 

Fatemi sapere cosa ne pensate di questo rticolo lasciando un commento o se vi fa piacere condividetelo.
Un saluto
Ci vediamo nel prossimo articolo

 

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