Le esperienze che mi hanno cambiato la vita

Oggi voglio parlarvi delle esperienze e delle persone che mi hanno cambiato la vita

Spesso parlando di esperienze che ci hanno cambiato la vita, si pensa ad esperienze belle, positive, qualcosa che ha lasciato un ricordo indelebile, e sicuramente le esperienze positive hanno questo effetto sulla nostra mente, ma non è da loro che si imparano le lezioni migliori, e non è con queste che si cresce.

Da sempre l’uomo ha trovato soluzioni per risolvere dei problemi che rendevano scomoda la sua vita, questo oltre l’ingegno e la capacità di astrazione sono stati i motori che hanno spinto l’evoluzione tecnologica.

Basti pensare ad una delle prime invenzioni dell’uomo, ovvero la ruota, che doveva sopperire al grande dispendio di energie necessario a  spostare carichi pesanti, che fino ad allora venivano trascinati su slitte con enormi sforzi, e grazie a questa invenzione, gli sforzi necessari a spostare un carico vennero ridotti enormemente.

Lo stesso vale per tutte quelle condizioni che ci mettono in una situazione “scomoda”, e da quì che parte il desiderio di cambiamento per migliorare la nostra condizione, in una situazione di agiatezza, difficilmente verrà spontaneo voler cambiare le cose, i tempi di crisi hanno sempre creato opportunità imperdibili per tutte le persone in grado di coglierle.

Infatti, almeno per me, le esperienze e le persone che più hanno influenzato la mia carriera sono state quelle non particolarmente piacevoli, almeno nell’ultimo periodo, ci sono state anche vicende e persone molto positive, ma andiamo per gradi, partendo dall’inizio…

Quel momento che ha fatto scattare in me la passione per la progettazione.

Era agosto, credo che avessi 7 o 8 anni, la scuola era finita da un pezzo ed ero in vacanza, ma non potevo scorrazzare per le campagne libero, perché a casa c’era la raccolta delle nocciole.
Raccolta che facevamo sempre a mano, e che impegnava le giornate estive per un paio di settimane all’anno.
Un giorno, parlando con mio padre durante il lavoro, chiesi perché dovessimo raccogliere a mano, visto che esistevano un sacco di macchine per la raccolta automatica, e alla sua risposta che le macchine erano troppo costose per il numero di piante che avevamo e non la avremmo mai “ammortizzata”, mi venne spontanea un’altra domanda: ma non ci sono delle macchine economiche che possono fare lo stesso lavoro?

E alla sua risposta mi si aprì un mondo: ” no, ma potremmo inventarla”…

Avevamo passato la giornata tra lavoro e fantasia, sulla forma costruttiva del setaccio, come trsmettere il moto ai nastri trasportatori, come usare una ventola per dividere le nocciole dalle foglie, come gestire lo scarto ecc…

Un ricordo indelebile, che mi fa brillare gli occhi ancora oggi….

Ormai la rotta era tracciata, volevo fare ” l’inventore “…

 Avevo un nuovo tarlo, quello di inventare, e avevo mille domande, dovevo capire come funzionavano le cose, questo oltre ad una buona capacità di osservazione prima, e a molto studio dopo, mi hanno permesso di intraprendere quello che oggi è diventato il mio lavoro.

Iniziai a guardare tutto da un altro punto di vista

Qualche anno dopo, credo avessi 13 o 14 anni, durante le vacanze estive, stranamente sempre in estate, (ma ci sarebbe da discutere anche su questo, perché la noia, è anch’essa  un potente motore di inventiva, ma ne parliamo magari in un’ altro post), ero andato al mare con alcuni amici di famiglia, e mi portarono in barca, credo sia stato il mio primo approccio alla navigazione, la barca era un motoscafo di 8/10 metri, almeno così me la ricordo, questa barca era di provenienza nordica, e quello che mi colpì fu quando al ritorno dall’uscita in mare, visto che si era alzato il vento e si stavano formando le onde, navigando a velocità abbastanza sostenuta, questa le tagliasse come un coltello, senza muoversi o saltellare sull’acqua, e l’armatore, vedendomi molto curioso mi spiegò che essendo una barca progettata per mari ben più impegnativi dei nostri liguri, aveva una concezione che la rendeva più “marina” in certe condizioni, con accorgimenti come la quantità di catena per l’ancora a prua, per creare un peso che contrastasse le onde, la forma dello scafo ecc…

Da questa esperienza imparai il concetto di ” spostare il limite più in là ” e quanto questo fosse nelle mani del progettista….

Le persone che hanno cambiato la mia vita

Dicevamo che ormai la rotta era tracciata, il percorso di studi, e gli interessi erano sempre in quella direzione, in questo contesto un ruolo molto importate lo hanno avuto alcune persone che volontariamente o involontariamente mi hanno influenzato, facendomi fare alcune scelte.

Devo dire che quelle che hanno avuto un impronta più incisiva sono state le persone positive, che hanno voluto insegnarmi qualcosa, ma ho imparato molto anche da persone ed avvenimenti negativi.

Ma tralasciando quelle persone, parliamo di quelle positive…

Una tra le più importanti è il mio “Maestro” , conosciuto nell’ azienda in cui ho iniziato a lavorare come disegnatore, è rimasto per me un punto di riferimento importantissimo per la progettazione di macchine complesse, e continua tutt’ora la nostra collaborazione…

Ma prima di questo, prima che iniziassi la mia carriera da libero professionista, una persona molto carismatica ha cambiato profondamente la mia vita, ora è un mio cliente, ma ho iniziato a lavorare a tempo perso per alcuni suoi progetti, e questo mi ha permesso di conoscere molte altre persone, che mi hanno mostrato il sapore di fare impresa, e che in seguito presi come modello per diventare quello che sono ora.

Quando si dice che siamo la media delle 5 persone che frequentiamo di più, devo ammettere che è proprio la realtà dei fatti, e frequentando persone con un livello di preparazione e un carisma così coinvolgente mi sono lasciato influenzare positivamente, iniziando quello che è diventato il mio percorso di crescita personale e professionale.

Gli eventi negativi che mi hanno cambiato
 
La pandemia

L’evento negativo che più mi ha segnato, e immagino che abbia segnato come me tantissima altra gente, sicuramente è stata la pandemia,  e con lei il periodo di lock-down, e proprio parlando del periodo di lock-down, che molti hanno vissuto come una vacanza, per me è stata una’ immensa opportunità di crescita e di rivalutazione del concetto di lavoro,  questo periodo l’ho passato oltre che con la famiglia, aumentando la consapevolezza che non possiamo passare la vita a lavorare, anche cercando di imparare ogni giorno qualcosa di nuovo, per avere nuove competenze, ma soprattutto per rafforzare quelle che già avevo, e nonostante molte persone hanno trasformato come me questo disagio in un’ opportunità, troppe persone non hanno capito cosa potevano realizzare in questa occasione, sprecando le proprie giornate a guardare serie tv, e perdendo valore di mercato nel mondo del lavoro, ho scritto QUI un articolo a riguardo…

Il fallimento dell’azienda in cui avevo creduto di più

Prima della pandemia, un avvenimento negativo che poi mi ha spronato ad essere indipendente è stato il fallimento dell’azienda per cui lavoravo anni fa, questo mi ha fatto capire la mentalità delle grandi aziende, ovvero che “tutti siamo utili ma nessuno è indispensabile”, e questo concetto dopo aver dato moltissimo ad un’azienda, che mi avrebbe poi lasciato a “piedi” in Romania, dovendo tornare a mie spese da una trasferta di lavoro, mi ha aperto gli occhi, e ho iniziato a rivalutare tutti quei sogni che avevo messo da parte per dedicarmi al mio lavoro.

Il dubbio dell’investimento sbagliato

Una dura lezione la ricevetti da un amico, con cui parlai della mia intenzione di aprire partita iva, mi disse che aveva un sacco di lavoro da darmi, spronandomi a fare tutte le pratiche per iniziare la mia attività, acquistare workstation e licenze, ed aprire la partita iva, e nemmeno un mese dopo, quando comunicai di essere pronto per lavorare,  non si fece più sentire…

Devo dire che se non avessi avuto questa occasione, non avrei aperto la partita iva, visto che uscivo da poco da un azienda che aveva fallito lasciandomi 3 mesi di stipendio arretrati, non mi sentivo sicuro a investire troppi soldi, non avendo conoscenze per iniziare a lavorare nell’immediato, anche perchè non avevo a disposizione molto tempo per fare ricerca clienti visto che non volevo lasciare il mio lavoro da dipendente.

Da quella occasione, passai sei mesi senza avere riscontri dal mercato, non riuscivo a trovare clienti, ed avendo investito una somma abbastanza importante, stavo iniziando a preoccuparmi.

Quest’ ultimo evento in particolare, mi diede la spinta per entrare di petto in un mercato che non mi aveva mai visto, e per cui dovevo combattere per farmi conoscere, fino ad arrivare ad oggi, con notti passate a studiare analisi strutturali, psicologia, marketing, non potevo lasciarmi sopraffare da un singolo rifiuto, dovevo trovare altri clienti, e all’inizio non è stato per nulla semplice, nessuno mi conosceva, e visto che non potevo dedicarmi al 100% alla mia attività, non mi davano credibilità.

Fortunatamente non mi sono arreso,  non potevo accettare di perdere altri soldi a causa del mondo del lavoro, e non accettavo un fallimento in un settore che sognavo da tutta una vita, era da quando ero picolo che sognavo di fare l’inventore, e ora avevo solo da tuffarmi nel mercato.

 

Il succo di tutto questo discorso è uno soltanto, nella vita ci saranno sempre persone ed avvenimenti negativi, il segreto e non farsi sopraffare, e concentrarsi sulla soluzione invece che sul problema, cercare di imparare la lezione da ogni cosa, e provare ad andare sempre più avanti.

 In tempi di crisi c’è chi piange e chi vende fazzoletti, sta a noi decidere cosa vogliamo fare!

 

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